Diario di viaggio Giappone

Una guida, un diario, un reportage, chiamatelo come volete, anche se forse è semplicemente la mia voglia di ritornare con la mente al ricordo di quei 13 giorni dell’Agosto 2014. Cercherò di essere il più preciso possibile inserendo mappe, itinerari e prezzi del viaggio.

1° giorno Torino-Roma-Osaka

La partenza è programmata per le 12:30 del 9 Agosto dall’aeroporto di Caselle (Torino), destinazione Osaka (tratta più economica rispetto a quella su Tokyo). Siamo in quattro e fremiamo dalla voglia di imbarcarci. È il mio primo volo così “impegnativo” e devo ammettere che le 10 ore che mi separano dalla terra nipponica mi spaventano un po’. L’ansia sale quando il comandante, dopo 11 ore trascorse, ci avverte che a causa di un tifone che si è abbattuto su Osaka, saremo costretti a cambiare rotta e dirigerci verso Tokyo. Due ore in più di viaggio e itinerario completamente sballato.

Ci rendiamo subito conto di un aspetto di una popolazione tanto diversa dalla nostra, organizzata e ordinata al limite dell’imbarazzo, ma paradossalmente non preparata agli imprevisti: il nostro volo era inatteso (e forse molti altri) e pur di non creare code al controllo passaporti, preferiscono farci attendere altre 2 ore seduti all’interno dell’aereo. Non proprio una splendida idea dopo circa 15 ore di viaggio, soprattutto per i bambini e gli anziani presenti.
Finalmente ci fanno scendere, sono circa le 14:00 del 10 Agosto e l’afa che si percepisce è pazzesca. Ci sono circa 32° e l’umidità che sfiora l’80% ci appiccica i vestiti alla pelle. Siamo preparati all’idea, avevamo letto parecchio a riguardo prima di partire e purtroppo sarà una costante che ci accompagnerà per tutti i 12 giorni a venire. Ci offrono una sistemazione in un hotel di Tokyo e un volo per il giorno successivo per Osaka, ma visto e considerata la fama dei collegamenti giapponesi via treno, decidiamo di rischiare e di raggiungere Kyoto subito(città nei pressi di Osaka e nostra prima tappa programmata). La metropolitana e gli shinkansen giapponesi non deludono le aspettative e in due ore e mezza circa percorriamo i 450km arrivando a destinazione. I 350€ per il Japan Rail Pass sono spesi benissimo (per info visita il sito del JRP).

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Si è fatta ormai sera quando raggiungiamo il nostro Ryokan, il tipico Hotel giapponese con il pavimento in tatami, le porte scorrevoli in legno e carta, i tavolini bassi con le tazze per il thè e i letti futon. L’atmosfera all’interno è favolosa e l’idea di trascorrere i prossimi 5 giorni in questo posto meraviglioso ci fa dimenticare la stanchezza del viaggio e del fuso orario (9 ore avanti rispetto all’Italia). L’indomani però bisogna camminare parecchio quindi ci concediamo una cena veloce da Donguri, un tipico ristorante dove provare gli okonomyiaki (una sorta di frittata) e diversi tipi di soba e udon, cotti e serviti su una piastra rovente incorporata nel tavolo.


 2° giorno Kyoto (Nishiki Market & Fushimi Inari-taisha)

La mattina successiva decidiamo di vagare senza una meta precisa esplorando a piedi la città di Kyoto e dopo poco ci imbattiamo nel Nishiki Market.
Una sorta di mercato coperto dove poter provare ogni tipo di prodotto locale e della tradizione giapponese. Senza dubbio però quello che salta subito all’occhio (soprattuto italiano) è l’ordine e la pulizia che ci circondano. In un mercato cittadino ci si aspetterebbero urla e confusione, ma non è questo il caso perchè i colori, la gente con i suoi modi sempre cordiali e i profumi rendono questo luogo ancora una volta unico nel suo genere. Potremmo starci giorni e acquistare di tutto, ma è il primo giorno e davanti a noi abbiamo ancora una miriade di posti da visitare.
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Usciti dal Nishiki Market prendiamo per la prima volta la metropolitana di Kyoto per dirigerci al Santuario di Fushimi Inari-taisha, uno dei luoghi più suggestivi non solo di Kyoto, ma dell’intero Giappone: dedicato al dio Inari, divinità del riso e del sake, ciò che più lo contraddistingue sono gli oltre 5000 Torii rossi (porte, foto sotto) che formano così l’idea di un tunnel di ben 4 Km. Diciamo che una distanza del genere in salita (il monte è alto circa 250 metri sul livello del mare), con una temperatura di 35° e un umidità del 90%, non è proprio l’ideale, ma il silenzio e la sacralità del santuario meritano sicuramente la fatica.

Al limite delle nostre forze, dopo sole 48 ore dallo sbarco in Giappone, optiamo per una cena a base di sushi, quello vero, finalmente! La delusione, nell’apprendere che il giapponese medio raramente inserisce i nostri amati maki roll nella sua dieta, è enorme! E’ un pasto molto calorico e qui esistono leggi ferree sull’obesità, bisogna rientrare in determinati parametri di giro vita per evitare multe salate, per cui, quando ci sediamo per la prima volta in un Sushi Restaurant, notiamo che il menù è quasi esclusivamente dedicato ai Nigiri, di ogni tipo e per tutti i gusti. Poco male perchè ovviamente sono la fine del mondo, tanto che il personale ci guarda storto per la quantità di cibo che riusciamo ad ingurgitare, spinti non tanto dalla fame, ma più che altro dalla voglia di testare ogni piatto e ordinarlo via Ipad direttamente alla cucina! Il conto, al contrario di quello che ci si aspetterebbe, è nella norma, in linea con una cena in Italia, ma con una qualità che non è nemmeno lontanamente paragonabile.


 3° giorno Kobe

Ci svegliamo molto presto, la giornata sarà lunga. L’idea è di prendere uno shinkansen (treno ad alta velocità) che in un’ora circa ci porterà a Kobe a 80km di distanza, da li saliremo verso Arima per raggiungere i tipici bagni termali giapponesi chiamati Onsen. Purtroppo ancora una volta il tifone ci rovina i piani: arrivati nella città di Kobe ci avvertono che tutti i collegamenti con il monte Arima sono interrotti perchè distrutti dalle raffiche di vento e dalla pioggia di pochi giorni prima.

Kobe è famosa, tra le altre cose, per la sua carne pregiata di bovino, per cui non ci resta che trovare un posto carino dove provare questo piatto famoso in tutto il mondo, non prima però di visitare la città, in particolare la sua Chinatown, la seconda più estesa dopo quella di Tokyo. La confusione e l’afa non aiutano la nostra visita per cui, dopo poco, decidiamo di defilarci. Sono solo tre giorni che siamo in Giappone, ma già siamo abituati troppo bene alla tranquillità di questo popolo, per cui cerchiamo un posto lontano dal caotico quartiere cinese. Ci infiliamo in un ristorante chiamato RedOne, premiato per la migliore carne di Kobe (ma il sospetto è che un po’ tutti i ristoranti della città siano pluripremiati).
È un’esperienza da provare: si può scegliere il taglio della carne che viene servita con riso, thè (immancabili), insalata e salse locali. Bisogna a questo punto sfatare il falso mito che vorrebbe il Giappone come uno dei paese con i prezzi più elevati: i 35€ a testa che paghiamo in questo locale è il conto più costoso di tutta la vacanza per ciò che riguarda il cibo. La stessa cifra in Italia è la media di una serata in un ristorante qualsiasi, dove spesso e volentieri mangi anche male.
Riprendiamo il treno per tornare a Kyoto. È un vero peccato non aver potuto vedere i caratteristici Onsen.
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 4° giorno Nara – Kyoto (quartiere Gion)

Nara, antica capitale giapponese, oggi è uno dei luoghi con più punti di interesse culturali e turistici. Una sorta di cittadina immersa in un parco ricco di templi e cervi che girano liberi per le strade. Dista circa 50km da Kyoto e per raggiungerla ci mettiamo in coda sulla linea che delimita lo spazio di chi sale da quello di chi scende dai treni. Sì, avete capito bene, hanno disegnato una linea per terra in modo che la gente che aspetta il treno non intralci chi deve scendere. Giuro di non aver mai visto nessun giapponese trasgredire questa regola: tutti in fila indiana, come sempre in silenzio per non disturbare. Anche sui treni, così come in metropolitana, cartelli consigliano di attivare la modalità silenziosa del proprio cellulare, ovviamente nessuno obietta e addirittura non parlano fra loro, quelle poche volte che viaggiano accompagnati. Per lo più dormono.
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Arrivati a Nara, dopo pochi minuti di cammino, raggiungiamo il centro della città, proprio alle porte del grande parco dove lo spettacolo assoluto è dato dai cervi in libertà. Ovviamente, come tutte le attrazioni turistiche che si rispettino, intorno ai cervi di Nara è stato costruito un grande business: con pochi Yen infatti è possibile acquistare un pacchetto di cialde, così da poter imboccare e avvicinare gli animali. Più che altro sono i cervi stessi che assalgono i turisti in cerca di cibo.
Non ci sono solo i cervi, ma gli imperatori buddisti che regnarono a Nara, eressero diversi templi di culto tra cui il Tōdai-ji, il più grande edificio di legno al mondo. Al suo interno vi sono gigantesche statue che rappresentano il Buddha e i guardiani del tempio. La scultura più grande, il Buddha Daibutsu (lett. Grande Buddha), realizzata in bronzo e oro, misura 16 metri d’altezza e pesa oltre 500 tonnellate.
Pensiamo di aver visto tutto a Nara, ma ci sbagliamo. Tornando indietro verso la stazione, alla ricerca in realtà di un posto per mangiare (come al solito), ci perdiamo fra le viuzze di questa piccola cittadina, fra antiche case del thè. Riusciamo ad entrare all’interno di una di queste, aperta al pubblico ed è a dir poco favolosa. Ci chiedono di toglierci le scarpe, ma non è un grosso sacrificio visto che l’intero pavimento dell’abitazione è rivestito in morbido tatami. Al centro della casa sorge il tipico giardino giapponese e al livello superiore le stanze da notte. Non appena usciti da questa meraviglia ci infiliamo in un’altra casa del thè dove consumiamo per la prima volta un tipico pasto giapponese a base di zuppa di miso, soba, riso e verdure.

Il pranzo ci rigenera mente e corpo per cui decidiamo di tornare indietro e dirigerci verso la Kyoto Tower per osservare dall’alto la città. Il panorama effettivamente è notevole.
Per la sera il programma è di visitare il quartiere Gion, molto caratteristico e pieno di locali per mangiare (ma dai! che novità?!?) e per il dopo cena.
Come al solito per il cibo nessun problema, si mangia bene quasi ovunque, ma salta fuori il secondo aspetto un po’ bizzarro di questa popolazione: i giapponesi sono grandi lavoratori, iniziano molto presto al mattino e a testa bassa senza inutili perdite di tempo, continuano a lavorare senza sosta fino al tardo pomeriggio. Il pranzo infatti viene consumato in pochi minuti ed è ben percettibile quando si è seduti in un ristorante o in un sushi bar, dal continuo e repentino ricambio di clientela. Sono abbastanza solitari, basta guardarsi intorno sulla metropolitana o per strada per rendersene conto, per cui una volta usciti dall’ufficio si chiudono nei minuscoli bar a bere qualcosa, subito dopo cenano (relativamente presto e ancora una volta velocemente) e in pochissimi continuano la serata nei locali notturni. Ovviamente questo è ciò che abbiamo potuto notare in questi 15 giorni di Agosto, è l’idea che ci siamo fatti, assolutamente non vuol essere la verità e la regola assoluta.

Detto questo, ci addentriamo nelle viuzze di questo tipico quartiere giapponese, è il primo che vediamo di questo genere: i grandi e moderni palazzi lasciano spazio alle tipiche case di legno con le porte in carta scorrevoli, piccole e organizzate al millimetro. Il fiume che costeggia il quartiere sembra incorniciare questo paradiso, rimasto intatto dall’antichità. Kyoto infatti è stata una delle poche città giapponesi risparmiate dalla seconda guerra mondiale. Riusciamo a fatica a cenare in riva al fiume (tutti i ristoranti sono pieni) e dopo cena finiamo casualmente in un locale che ha del surreale. Saliamo un scaletta ripidissima e a stento entriamo nella piccola porta d’ingresso. Ci accoglie, senza dire una parola, un uomo sulla sessantina con i capelli e barba bianchi, occhiali da sole scuri e maglietta smanicata stile rockettaro anni 60. Il locale ovviamente è vuoto, buio, con 5/6 posti a sedere. Ci accomodiamo mentre She Belongs to Me di Bob Dylan e altri artisti blues e folk-rock ci fanno da colonna sonora. Non possiamo che ordinare whisky invecchiato e in silenzio, quasi incantati dall’atmosfera, goderci questa serata.
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 5° giorno Kyoto (Bamboo forest-Monkey Park Arashiyama-Kinkaku-ji)

Partiamo come al solito di buon mattino. Abbiamo sentito parlare di questo posto incantato, si trova a nord di Kyoto e lo si raggiunge dopo circa 30 minuti di metropolitana e altri 20 con un treno simile ai nostri regionali, ma come al solito in orario e pulitissimo. È pieno di studenti e studentesse vestite con la divisa da college tipica dei manga giapponesi, la giornata è per la prima volta piovosa, ma dopo tutto, anche piacevole.

Arrivati a destinazione decidiamo di affittare 4 biciclette perchè dopo 5 giorni e molti km nelle gambe abbiamo bisogno di un po’ di riposo, la strada che ci porterà alla foresta di bamboo e al parco dei Macachi sarà lunga e le due ruote ci daranno sicuramente una mano. Le premesse della vigilia anche questa volta non sono deluse, lo spettacolo che ci si presenta davanti è pazzesco: alberi di bamboo che si innalzano verso il cielo e offrono una copertura al sentiero che conduce ad un antico tempio zen (Tenryu-ji). Il clima è quasi insopportabile, l’umidità è del 100% sotto questi alberi.Giappone-1926-200x300 - Copia

Lasciata la foresta alle spalle ci dirigiamo verso il famoso Monkey Park di Arashiyama, per raggiungerlo dobbiamo obbligatoriamente lasciare le nostre bici perchè il parco è arroccato in cima a questo piccolo monte. Ci vorrà circa un’ora di cammino in salita per raggiungere la vetta. Posso senza alcun dubbio affermare che è stato il momento più faticoso dell’intero viaggio: il sentiero fangoso e scivoloso a causa della pioggia, l’umidità, il caldo e la salita, hanno messo a dura prova la nostra tenacia, ma siamo arrivati fino alla fine. Circondati da Macachi non troppo amichevoli (cartelli ben in vista vietano di guardare gli animali negli occhi), riprendiamo fiato e ci godiamo la tranquillità del posto e il panorama con Kyoto ai nostri piedi.
Riportiamo le bici e ci fermiamo a pranzare in un ristorante sulla via commerciale e turistica della zona che stona con tutto il resto che ci circonda. Proviamo degli udon immersi in una zuppa di miso fredda con uova di quaglia, fortunatamente il riso bianco che accompagna la pietanza principale in parte rimedia al resto. È la prima e forse unica volta che usciamo non soddisfatti da un ristorante giapponese.
Riprendiamo il treno che ci porterà verso Kinkaku-ji, il tempio d’oro buddista patrimonio dell’Unesco, ubicato all’interno di un tipico giardino Muromachi. Il suo nome deriva dalla foglia d’oro con cui è ricoperto il padiglione che crea un particolare riflesso sullo stagno, grazie alla luce del sole. La pagoda, che si articola su tre piani, contiene inoltre le reliquie del Buddha. È uno dei templi più visitati del paese ed è normale visto il contesto in cui è inserito: un sentiero ci guida all’interno del giardino con al centro il grande stagno. Piccole cascate, giardini zen e piante di ogni tipo completano l’opera di questo luogo unico nel suo genere.
La giornata è stata lunga e faticosa, abbiamo viaggiato in treno, pedalato, camminato in salita nel fango e ancora in metropolitana. Siamo pur sempre in vacanza e anche se i paesaggi e i posti che stiamo visitando ci riempiono il cuore e l’anima, decidiamo all’unanimità di concederci un giorno di meritato riposo fatto di shopping e, tanto per cambiare, cibo!
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 6° giorno Kyoto

Come deciso non impostiamo nessuna sveglia, per la prima volta dall’inizio del viaggio, dopo tutto è il 15 Agosto! Facciamo come sempre colazione in una delle catene occidentali: mangiare pesce crudo e uova sode in brodo appena svegli è un po’ troppo per noi, abbiamo provato praticamente tutto in questa terra meravigliosa, ma il solo odore delle alghe e del pesce di primo mattino ci disgusta. Troviamo nei muffin e nel caffè americano di Starbucks una valida e sempre buona alternativa.
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Ci fermiamo, nemmeno a dirlo, giusto per il pranzo a base di tempura e nel pomeriggio torniamo nel quartiere di Gion per viverlo con luce del sole. Con il senno di poi è senza dubbio una decisione saggia in previsione della partenza per Tokyo del giorno successivo: queste atmosfere di antico Giappone non le ritroveremo mai più nella grande metropoli che ci attende. I grattacieli e le stravaganze hanno il loro fascino indiscusso, ma il calore di questa parte del Giappone, la storia che si percepisce camminando per le vie strette e silenziose di Kyoto ci mancheranno parecchio nella seconda settimana. Torniamo per l’ultima sera verso il nostro Ryokan.
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 7° giorno Tokyo (Shinjuku-Kabuki Cho)

Dopo le pratiche di check-out, zaino in spalla ci dirigiamo verso l’uscita e una volta in strada, ci accorgiamo che i due anziani signori, proprietari della struttura che ci ha ospitati per questi 6 giorni, sono usciti con noi e non smettono di salutarci con il tipico inchino di questa terra. Fino a quando non svoltiamo nella via principale non rientrano in segno di rispetto. Sono piccoli gesti che trasformano una semplice vacanza in un viaggio emozionante.
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Ci vorranno circa tre ore di treno per raggiungere il quartiere di Tokyo dove soggiorneremo nei prossimi giorni, il caldo e l’afa sono come sempre dominanti, ma se state programmando di venire in questo paese, non dimenticatevi di aggiungere una felpa o una maglia pesante in valigia, da indossare ogni qual volta entrerete in metropolitana o in un qualsiasi locale giapponese al coperto. Si passa infatti dai 30/35° esterni ai 15/18° dell’aria condizionata, un’escursione termica terribile che mette i brividi, nel vero senso della parola.Giappone-5848

L’impatto con la metropolitana di Tokyo è senza dubbio spiazzante e difficoltoso: 13 linee per 274 stazioni con circa 8 milioni di passeggeri al giorno! Un fiume di gente che “scorre” sotto le strade della metropoli giapponese. Bisogna abituarsi al sistema a “distanza”: a differenza delle metropolitane italiane il biglietto è pagato in base ai km percorsi. Ci proviamo e fortunatamente al primo colpo riusciamo a raggiungere la fermata di Shinjuku. È la parte della città con più vita notturna, il quartiere che non dorme mai, la stazione della metropolitana è la più frequentata del mondo, con oltre 3,5 milioni di persone che transitano ogni giorno, che equivalgono a circa 150.000 persone ogni ora.
Lasciamo i bagagli in hotel e ci mettiamo in cammino per farci un’idea della città, di nuovo senza meta iniziamo a girovagare per il quartiere. Si è fatta ormai sera e l’imbrunire scopre le insegne luminose caratteristiche di Tokyo, uno spettacolo di luci e colori mai visto prima. Una delle caratteristiche che più colpiscono è il fatto che in tutti i quartieri che abbiamo avuto modo di visitare si passi dal grattacielo alla piccola casetta di legno, si gira l’angolo e tutto cambia, grandi strade a tre corsie piene di automobili e vie strettissime nel giro di pochi metri. Perdersi è facilissimo.
Camminiamo per oltre tre ore entrando e uscendo dai negozi e dai centri commerciali che offrono qualsiasi cosa un essere umano riesca ad immaginare. Sembriamo bambini circondati da un mondo di giocattoli nuovi, tutto ci sorprende, ma siamo distrutti dal tanto camminare e dal viaggio della mattina per cui ci sediamo in un sushi bar.

Sushi Zanmai è la più famosa catena di pesce crudo di Tokyo, ci sono diversi punti sparsi per la città, sono chiusi solo per poche ore della notte, praticamente servono cibo 24 ore su 24 con dei ritmi incredibili. I posti a sedere migliori sono sicuramente al bancone della cucina che è posizionato in prossimità dei cuochi che senza sosta tagliano, sfilettano e adagiano il pesce con maestria sul riso, un vero spettacolo. Sono circa 5 cuochi per piano (in totale 2).
Si ordina barrando in una scheda apposita il piatto preferito e una volta consegnato il foglio alle simpatiche cameriere si sentirà un urlo di risposta dalla cucina, come un ringraziamento. L’atmosfera è molto coinvolgente e il cibo, neanche a dirlo, è buonissimo. Il menù dei Nighiri è vastissimo, basti pensare che solo per il tonno ci sono tre tagli diversi: si parte dall’Akami che è simile al taglio che solitamente si usa in Italia per il sushi, meno grasso e più economico, poi si passa al Chutoro che è una via di mezzo, leggermente più grasso del primo, per arrivare all’O-toro che è il pezzo più grasso e più pregiato. Non solo il tonno ovviamente: Ricciola, Sgombro, Persico, Anguilla di mare e molto altro. Anche in questo caso il prezzo è ridicolo per la qualità e anche la quantità del cibo, circa 15/20€ a testa. Ci andremo altre due volte nei giorni a seguire. Tornando verso l’hotel capiamo che a differenza di Kyoto, qui la vita notturna è molto più viva, soprattutto in questa zona grazie anche alla presenza della così detta “porta rossa”, una sorta di ingresso. Una volta attraversata si entra in Kabuki Cho il quartiere del divertimento fatto di night club e sale giochi.

8° giorno Tokyo (Akihabara-Ueno-Asakusa)

Impieghiamo più di 30 minuti di metropolitana per arrivare nel quartiere di Akihabara, non potete nemmeno immaginare quanto sia estesa Tokyo. Questo quartiere è interamente dedicato ai Manga e gli Anime, una delle più grandi passioni dei giapponesi. Una lunghissima via che si estende per km invasa unicamente da negozi che vendono ogni sorta di personaggio dei fumetti o dei cartoni animati in tutte le loro forme (dalle figurine ai modellini in scala, al peluche o il poster).Giappone-2091-300x200 - Copia

Un vero è proprio paradiso per gli appassionati del settore, noi aimè non lo siamo (vedi foto), ma non potevamo non visitare una delle zone più caratteristiche della città. Non è raro imbattersi in alcune ragazze vestite da sexy governanti che ti invitano ad entrare nei Maid Cafè dove vengono serviti gelati, torte e dolci dedicati anch’essi al mondo dei Manga. Entriamo in uno di questi e subito ci accolgono due di queste ragazzine che ci spiegano come funziona il loro locale e ci fanno indossare delle orecchie di peluche rosa da coniglio (la mia virilità non aveva mai toccato punto più basso). Per poter ordinare non basta chiamare una delle cameriere, ma si è obbligati a urlare il verso di un gatto. Il gelato ottimo ci offre una pausa dal clima tropicale.
Lasciamo alle spalle Akihabara e proseguiamo lungo la strada in direzione Ueno, zona molto famosa per il suo grande parco dove durante il periodo primaverile lo spettacolo è assicurato dai suoi alberi in fiore, ma noi, visto che è estate inoltrata, ci dirigiamo verso il suo immenso mercato. Ameyoko è la strada che congiunge le due stazioni della metropolitana della zona e che da il nome al mercato, aperto fino alle 8 di sera, ma sempre terribilmente affollato. Principalmente vediamo sulle bancarelle cibo e vestiti, ma come sempre da queste parti, si trova ogni genere di oggetto. Profumi e colori anche oggi la fanno da padrona, è un vero spettacolo curiosare e scattare foto. Iniziamo a riconoscere i prodotti locali e salta subito all’occhio come i prezzi della frutta siano quasi sempre più alti di quelli del pesce, alcune pesche vengono vendute a 6500 Yen/kg, un equivalente di 50€ al kg.

Visto che una bella macedonia da queste parti non possiamo permettercela, decidiamo di provare un altro piatto tipico del Giappone: il Ramen. Siamo nel posto giusto perchè, a quanto dice il famoso sito TripAdvisor, uno dei migliori posti dove gustare questa zuppa di udon di frumento con maiale, kamaboko, alghe e uovo sodo, si trova a pochi metri da noi, nella via principale di Ueno. Troviamo facilmente il piccolo ristorante Ippudo e dopo una breve attesa ci sediamo in un grande tavolo rotondo con altri clienti locali, il clima è molto invitante e senza fare troppe domande ordiniamo le specialità della casa. Ci servono una ciotola di Ramen, del riso bianco, del thè e degli ottimi ravioli brasati vegetariani il tutto a 12€ circa a testa. Il Ramen è un piatto unico completo ed è per i giapponesi un’ottima alternativa al pesce e alla carne anche perchè molto più veloce da mangiare (aspetto non di poco conto per la popolazione locale).
Con la pancia piena riprendiamo la metropolitana per spostarci verso Asakusa, piccolo quartiere sulle rive del fiume Sumida, leggermente più a est di Ueno. È uno delle poche zone della moderna Tokyo dove ancora oggi si possono trovare gli ultimi residui del Giappone tradizionale e ragazzi vestiti con il tipico kimono che passeggiano per strada. Al centro sorge il tempio buddista Sensoji e per raggiungerlo passiamo attraverso il Kaminarimon (Cancello del Tuono), al quale è appesa una grande lanterna rossa.

Il posto è molto suggestivo e un viale di oltre di duecento metri, chiamato Nakamise Doridedicato allo shopping locale (ventagli, tendaggi, ecc) ci guida verso la costruzione principale del tempio e, di fianco, il Gojuto (pagoda delle 5 storie) dove vengono conservate parte delle ceneri di Buddha. Ovviamente ovunque andiamo dobbiamo assaggiare qualcosa di tipico quindi acquistiamo i ningyoyaki, dolci caratteristici di Asakusa con dentro una crema di fagioli dolci. In fondo alla strada, quasi per caso, notiamo che sull’altra sponda del fiume spicca lucente il palazzo con la grande fiamma che ospita la sede della birra Asahi. Attraversiamo il ponte e notiamo proprio nel piazzale sottostante dell’edificio che è in corso una sorta di festa del quartiere sponsorizzata appunto dalla famosa marca di birra. Sono le 17:00 di pomeriggio e finiremo per tornare in hotel alle 23:00 circa. Ci facciamo coinvolgere dalla festa, dai colori delle lanterne che corrono per tutto il perimetro del piazzale in riva al fiume, dai canti e dai balli della gente tutta vestita con il tradizionale Kimono e ovviamente dalla loro accoglienza. Senza dubbio la migliore esperienza di tutto il viaggio.

9° giorno Tokyo (Yokohama – Nishi)

Yokohama è la città più popolata del Giappone affacciata sulla Baia di Tokyo dista circa 30Km dalla metropoli nipponica. La modernità e la tecnologia la fanno da padroni. Il quartiere più interessante è quello dove sorgono i grattacieli e le altissime torri dalle quali si può ammirare un panorama strepitoso. Decidiamo di visitare la Torre Marittima (106 metri è il più alto faro al mondo) perchè se le nuvole e l’umidità ci verrano incontro avremmo la possibilità di ammirare in lontananza il famoso Monte Fuji. Veniamo accolti come al solito molto gentilmente dalle hostess che con un grande ascensore ci portano fino in cima. Un percorso circolare ci permette di ammirare tutta Yokohama a 360°. L’impatto visivo è eccezionale, purtroppo però del Monte Fuji nemmeno l’ombra, troppa umidità nell’aria. Ci concediamo un veloce pranzo al bar della Torre Marittima godendoci ancora un po’ la vista e poi decidiamo di ritornare verso Tokyo.

Per oggi il tema non cambierà: la tappa del pomeriggio sarà nuovamente la zona dei grattacieli, questa volta nel quartiere Nishi di Tokyo proprio di fianco alla stazione della metropolitana di Nishi-Shinjuko. Dopo circa 5 minuti a piedi ci si ritrova senza accorgersene con gli occhi rivolti verso l’alto, la stessa sensazione provata nella foresta di bamboo, solo che questa volta siamo circondati da vetro e cemento. Qui si trovano alcuni fra i più alti e famosi grattacieli di Tokyo, fra cui le torri di Kenzo Tange ed il Tokyo Metropolitan Government Office. Anche questa volta la vista di Tokyo dall’alto è molto emozionante e l’imbrunire non fa che valorizzarla. Si è fatto tardi e siamo affamati. L’idea questa sera è di cercare un ristorante che si occupi esclusivamente di cibi cucinati con la tipica tempura.
Ci sediamo al bancone del ristorante Tsunahachi Tempura nel quartiere Shinjuku e ordiniamo un “Tempura set Edomae” al costo di 3800 Yen (circa  28€): le portate sono tante, si va dal riso bianco, alla zuppa di miso e ovviamente verdure e pesce in tempura, fritta in tempo reale di fronte a noi dagli chef. Tutto ottimo!
Torniamo in albergo perchè per l’indomani è prevista la visita alla città di Nikko, a 140km di distanza da Tokyo e con questa temperatura anche le distanze brevi si patiscono eccome.

 10° giorno Nikko – Tokyo (Shibuya)

La sveglia è impostata alle 7:00, ci vorrà circa 1 ora per arrivare con uno shinkansen alle porte di Nikko. Anche in questo caso il viaggio è molto piacevole perchè la rotta è nel pieno della campagna giapponese e con noi, ovviamente in silenzio, ci sono tantissimi ragazzi con la loro caratteristica divisa da college. Situata nella regione montuosa di Tochigi, Nikko è una delle principali mete turistiche nei pressi di Tokyo ed è Patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Il tempio più famoso è il santuario di Toshogu che ospita l’altrettanto famosa scultura in legno delle “Tre Scimmie sagge” le simboliche guardiane del mausoleo. Per raggiungerlo si percorrono ripidi sentieri nei boschi, ma fortunatamente una leggera pioggia ha rinfrescato il nostro cammino verso il tempio.
Il sole è tornato sopra le nostre teste e il caldo ricomincia a farsi sentire per cui decidiamo di visitare il cuore del tempio dove assistiamo anche ad una funzione religiosa seduti per terra sul morbido tatami con i piedi scalzi in assoluto silenzio. Le emozioni di questo viaggio continuano giorno dopo giorno. Il percorso per la visita di tutti i templi non è sicuramente una passeggiata di piacere considerata sia la distanza percorsa a piedi e l’umidità dei boschi di Nikko, per cui dopo circa due ore ci arrendiamo e decidiamo di riprendere il treno che ci riporterà a Tokyo.
Ci vorrebbero mesi per visitare i 23 quartieri di Tokyo e noi abbiamo ancora pochi giorni a disposizione quindi senza perdere tempo ci dirigiamo verso il quartiere di Shibuya, forse la zona più pubblicizzata e famosa di tutta Tokyo.
Le sue insegne luminose su ogni grattacielo, il suo attraversamento pedonale a X, i ragazzi cosplay e lo sciame di persone in continuo movimento, sono solo alcune delle caratteristiche distintive di Shibuya. Purtroppo la cospicua presenza di “Love Hotel” e di night club attirano anche parecchia micro-criminalità e non solo: si dice che qui la presenza della Yakuza sia notevole, ma sinceramente ne qui ne mai in Giappone abbiamo avvertito una sensazione di pericolo.
Ci lasciamo trasportare dal fiume di gente che cammina per strada entrando e uscendo in modo frenetico nei grandi centri commerciali presenti a centinaia in questa zona. La tentazione di comprare qualsiasi cosa che si possa infilare in valigia è alta, ma ci accontentiamo di alcuni souvenir.
La giornata è stata stancante e lunga per cui abbiamo bisogno di qualcosa che ci tiri un po’ su, qualcosa di commestibile e molto nutriente (ogni scusa è buona per mettere le gambe sotto ad un tavolo). Non ci vuole molto per trovare un ottimo fast food Hawaiiano che ci serve uno strepitoso hamburger con avocado, patatine e cipolle fritte. Proprio quello che ci serviva, un po’ di “sana” cucina occidentale! Riprendiamo la metropolitana e rientriamo in hotel, stanchi e con un po’ di malinconia in vista dell’ultimo giorno a Tokyo.
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11° giorno Tokyo (Tsukiji Market-Ginza-Hachikō)

Siamo quasi arrivati alla fine di questo straordinario viaggio, ma non vogliamo perdere un solo minuto, abbiamo ancora molte cose da vedere. Usciamo molto presto dall’hotel e dopo una veloce colazione, ci mettiamo in viaggio per visitare uno dei posti più caratteristici della capitale giapponese: il Tsukiji Market il mercato ittico più grande del mondo. Qui si vende circa il 90% del pesce all’ingrosso dell’intera regione, ma non solo.
Ricco di botteghe, conservate come un tempo, dove artigiani creano e vendono tutto ciò che potete immaginare che giri intorno al pesce e all’arte culinaria. Dagli attrezzi e gli strumenti per la cucina, alle pentole, ai coltelli (affilati ancora con il metodo antico giapponese). Sicuramente l’evento più suggestivo di questo luogo è l’asta dei tonni che si tiene ogni giorno alle 4 del mattino, ma è necessario prenotarsi e soprattutto svegliarsi prestissimo per riuscire ad assicurasi un posto non troppo distante per riuscire a vedere quel che realmente succede.
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Ci dovremmo accontentare di fare un giro fra i banchi della vendita al dettaglio, il pesce qui è in tutte le sue forme: porzionato, essiccato, crudo e anche cotto, ma è troppo presto (circa le 10 del mattino) perché un italiano riesca ad assaggiare del sashimi o del sushi, anche se dicono che si possa assaggiare il miglior sushi del mondo e in effetti si presenta molto bene. Peccato aver sbagliato l’orario della visita, ma il mercato è qualcosa da vedere assolutamente per i suoi personaggi e l’aria che si respira.
A malincuore abbandoniamo il Tsukiji market e ci dirigiamo verso il quartiere Ginza, uno dei quartieri più eleganti e ricchi di Tokyo, pieno di grandi centri commerciali dove però è difficile anche solo avvicinarsi per i prezzi elevati delle marche di alta moda europee e soprattuto italiane.
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Pranziamo velocemente con alcuni tramezzini di riso farciti con gamberi, in un bar molto chic, frequentato da signore molto eleganti di mezza età e risaliamo sulla metropolitana che in pochi minuti ci porta da Hachikō.
Si tratta di una fermata della metropolitana con tanto di statua in bronzo dedicata interamente al cane di razza Akita chiamato Hachikō, famoso per la sua grande fedeltà nei confronti del suo padrone il professor Hidesaburō Ueno. Dopo la sua morte, il cane si recò alla stazione per aspettarlo di ritorno dal lavoro, tutti i giorni, per quasi 10 anni.
Siamo sempre nei pressi di Shibuya per cui decidiamo di spendere le ultime ore a nostra disposizione per girovagare per un po’ di sano shopping!

12° giorno Osaka

Lasciamo l’hotel di Tokyo alle prime luci del mattino con destinazione Osaka, nostra ultima tappa di questa favolosa vacanza. È uno dei punti commerciali maggiormente sviluppati dell’intera nazione, seconda città per numero di abitanti che sfiorano i 2 milioni e 700 mila unità, è considerata “la cucina del Giappone”. Si dice infatti che in città si possano gustare i migliori piatti della tradizione giapponese.
In due ore e mezza circa raggiungiamo la capitale della regione Kansai e, tempo di lasciare i bagagli in hotel, siamo già fuori alla ricerca, come spesso ci capita, di un posto dove mangiare. Il pranzo questa volta è proprio in stile giapponese: zuppa di Ramen al volo! Abbiamo solo una giornata da trascorrere in questo posto.

L’impatto è molto positivo e forse è stato un errore non programmare almeno un paio di giorni qui. Il centro città tagliato in due dal fiume Yamato è pieno di giovani e l’aria che si respira è molto diversa da quella di Tokyo. Sembra una metropoli più a misura d’uomo, più vivibile. Anche il caldo ci ha dato una tregua per cui girovaghiamo fra queste stradine tipiche fino verso il tardo pomeriggio e all’imbrunire decidiamo di visitare l’Umeda Sky Building nel quartiere Kita. È un grattacielo composto da due edifici collegati tra loro da una passerella, si sale fino al 39º piano e da 173 metri di altezza si può ammirare tutta la città dall’alto.
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Ci soffermiamo parecchio tempo in cima all’Umeda quasi come fosse il nostro saluto, sicuramente un arrivederci e non un addio alla terra del Sol Levante. Siamo consapevoli che quello che abbiamo visto e assaporato è uno di quei Paesi unici e difficilmente imitabili, un Giappone che ci resterà nel cuore di cui già sentiamo la mancanza. Tornare in Italia sarà emozionante, sarebbe troppo retorico dire il contrario, ma sicuramente la voglia di ritornare presto da queste parti ci accompagnerà per il resto della nostra vita.
Ci concediamo l’ultima cena nel cuore pulsante dell’Osaka notturna: un muro di gente. per lo più giovani, sembra guidarci nel centro di questo quartiere dove per la prima volta facciamo dieci minuti di coda per entrare nel ristorante. Vogliamo riprovare gli okonomyiaki e pare che qui siano la specialità e in effetti, come sempre usciamo più che soddisfatti!

13° giorno Osaka-Roma-Torino

Il timbro sul passaporto e l’immancabile inchino sono le ultime istantanee della memoria di questo viaggio. Saliamo sul volo Alitalia e nonostante sia mattino presto, si sentono già le fastidiose melodie dei telefonini e le conversazioni a voce alta dei passeggeri…bentornati a casa amici!

Un ringraziamento speciale ai miei compagni di viaggio Richie, Marco e Chiara. Arigatou!
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